ITALIAN COLONIALISM in Africa: Origins, Phases and Legacies
This is the digital version of a 78 rpm produced by “Ente Radio Rurale” and probably recorded in Lybia.
The two sides of the records are titled “seconda fantasia ascari eritrei” and “terza fantasia ascari eritrei”
ITA
Il colonialismo italiano in Africa: origini, fasi ed eredità
Il colonialismo italiano in Africa si inserì in un più ampio processo di lunga durata che, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, vide l’erosione delle indipendenze africane e la loro sostituzione con l’occupazione e il dominio coloniale europeo. In tutto il continente, l’espansione imperiale fu perseguita attraverso la diplomazia, la coercizione e la violenza aperta, e giustificata mediante la retorica delle “tre C”: Commercio, Civilizzazione e Cristianesimo. Questi processi trasformarono profondamente le strutture politiche, i sistemi economici e le relazioni sociali nel continente africano.
Nel caso italiano, l’espansione coloniale iniziò in maniera informale nel 1869, con l’acquisto della baia di ʿAsäb da parte della Società di navigazione Rubattino. Nel 1882, ʿAsäb passò sotto il controllo dello stato italiano, segnando il passaggio dall’iniziativa privata a una politica coloniale formale. Da quel momento, l’Italia estese la sua presenza nel Corno d’Africa, consolidando il controllo dell’Eritrea e rafforzando la propria influenza in Somalia attraverso accordi, protettorati e interventi militari. Parallelamente, cercò di estendere la propria influenza sull’Etiopia, ma tali ambizioni incontrarono una decisa resistenza e sfociarono in sconfitte, la più nota delle quali fu quella di ʿAdwa nel 1896. In seguito, il progetto coloniale italiano si estese all’Africa settentrionale con la guerra italo-turca del 1911-1912, che portò all’occupazione della Tripolitania e della Cirenaica.
Questa vicenda coloniale può essere letta attraverso quattro fasi: il colonialismo informale (1869-1882); il colonialismo liberale (1882-1922); il colonialismo fascista (1922-1943); e il cosiddetto colonialismo repubblicano, che seguì la fine formale dell’impero. Queste fasi mostrano al tempo stesso elementi di continuità e di rottura nelle modalità con cui i territori furono occupati, governati e rappresentati. Cambiarono i metodi amministrativi, così come l’intensità della violenza, della segregazione e del controllo ideologico; restarono però profonde continuità nelle strutture diseguali di potere prodotte dal dominio coloniale.
Nei territori occupati, africane e africani non furono mai soggetti passivi. Il dominio italiano fu plasmato non solo dalla conquista militare e dal controllo amministrativo, ma anche dalla collaborazione, dalla negoziazione, dall’adattamento e dalla resistenza delle popolazioni africane. Queste reazioni assunsero forme diverse e spesso coesistettero, a testimonianza del fatto che la storia coloniale non fu mai un processo unilaterale, bensì il prodotto di rapporti diseguali e conflittuali, nonché di processi di negoziazione.