RESTITUTION OF THE SOUND ARCHIVE
ITA
RESTITUZIONE DELL’ARCHIVIO SONORO
L’obiettivo fondamentale della ricerca qui presentata è portare all’attenzione della comunità scientifica e del pubblico un archivio disperso. Una copia completa dei materiali raccolti è stata donata all’Archivio nazionale etiope di Addis Abeba (National Archive and Library Agency), dove sarà disponibile per la consultazione. Il gruppo di ricerca ha inoltre avviato discussioni con altre istituzioni per individuare ulteriori sedi adeguate alla conservazione e all’accesso.
Negli ultimi anni, questioni etiche e politiche fondamentali sono emerse con forza negli studi musicali, in particolare nell’etnomusicologia. Le domande principali sono: a chi appartengono le registrazioni e i materiali audiovisivi quando sono stati raccolti in terre e comunità lontane ma sono conservati in biblioteche e università altrove? E chi stabilisce gli usi appropriati di questi materiali?
Il dibattito si è concentrato sempre più sulla restituzione musicale. Il termine “restituzione” richiama le iniziative intraprese da alcuni musei europei e nordamericani – spesso in collaborazione con leader locali e attivisti indigeni – per restituire manufatti culturali e opere d’arte alle comunità di origine. Gli archivi audio e audiovisivi sollevano questioni, per certi aspetti, ancora più complesse, poiché comprendono raccolte che hanno fissato nel tempo tradizioni vive, conservato le voci di individui esistenti e documentato pratiche che possono ancora essere ascoltate e osservate. Per evidenziare queste specificità, sono stati proposti altri termini – come “rematriation” e “re-activation”. Tuttavia, la necessità di intraprendere progetti di restituzione rimane urgente.
Le possibilità offerte dalla digitalizzazione e da internet sono significative ma, alllo stesso tempo, introducono ulteriori interrogativi: in primo luogo, la disponibilità online non garantisce un accesso senza restrizioni per tutti; in secondo luogo, una volta che creazioni musicali, suoni e voci registrate vengono pubblicati online, possono essere soggetti a ri-usi non in linea con i valori delle comunità interessate, o addirittura potenzialmente dannosi.
DIGNITY RESTORATION
Facendo riferimento alla teoria di Bernadette Atuahene, questa iniziativa di restituzione ha mirato non solo a restituire l’archivio, ma anche ad affrontare ciò che la studiosa definisce “dignity restoration”. La produzione di registrazioni in condizioni di occupazione – in cui i processi decisionali e produttivi erano controllati da una forza occupante che spesso esercitava una violenza esplicita nei confronti dei musicisti locali – costituisce, oltre all’appropriazione di beni materiali, una sottrazione di dignità. Qualsiasi intervento di restituzione ha quindi il dovere di riconoscere questa storia e di interrogarsi su come avviare un processo di “ristabilimento della dignità”. Collocando le creazioni sonore nel loro contesto e rendendo la loro documentazione accessibile a un pubblico più ampio, questa mostra intende rappresentare un primo passo in questa direzione.