THE CHECCHIA COLLECTION
These are the only two songs that, according to Barblan, were published within the Checchia Collection (Columbia AI 602)
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LA COLLEZIONE CHECCHIA
Tra collezionisti e appassionati, questo corpus è noto come “collezione Checchia”, sebbene nessuna fonte contemporanea utilizzi tale denominazione. Comprende 248 registrazioni provenienti da diverse regioni e tradizioni del Corno d’Africa. Alcuni brani sono composizioni d’autore, altri appartengono a repertori popolari; in molti casi si tratta di versioni plasmate dal contesto socio-politico specifico dell’epoca. L’iniziativa fu promossa dalla filiale italiana della Columbia. I dischi di questa collezione sono riconoscibili per le loro copertine trilingui – un prodotto concepito per un mercato globale e multilingue.
Il musicologo Guglielmo Barblan, nel suo libro “Musiche e strumenti musicali dell’Africa Orientale Italiana”, la descrisse come “l’antologia più coerente, completa e attendibile, indispensabile per chi voglia, anche da lontano, farsi un’idea dell’arte lirica popolare etiopica”. Allo stesso tempo, osservò che nel 1941, anno di pubblicazione del volume in Italia – quando i territori italiani nel Corno d’Africa erano già stati perduti – era stato effettivamente pubblicato un solo disco. Si trattava del disco A.I. 602, contenente due brani in tigrino: “Canzone Massè, Lode ai capi eritrei”, eseguito da Tämälso Qälätä (riportato come Temelsò Chelete) con accompagnamento corale, e “Storia del Cantiba Bechit”, con la voce e il kǝrar di Fǝqräśәllase ʿUqbazgi (riportato come Fecreselassiè Ogbasghì). Secondo Barblan, la pubblicazione avvenne “su suggerimento e per interessamento della Mostra Triennale d’Oltremare”, la grande esposizione coloniale inaugurata a Napoli nel 1940 e chiusa dopo appena un mese a causa dell’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Questo dettaglio suggerisce che la collezione Checchia fosse concepita come una componente sonora fondamentale nella costruzione dell’immaginario esotico legato all’esperienza coloniale italiana.
La scelta dei brani registrati – che offre un panorama ampio e articolato delle espressioni regionali del Corno d’Africa – fu, secondo Barblan, il risultato di un concorso a cui parteciparono “i più celebri menestrelli dell’impero”. Fu inoltre coinvolta una commissione giudicatrice. Gli artisti che confluirono nella capitale etiope erano infatti tra gli interpreti più affermati e riconosciuti. Si conosce poco delle modalità di svolgimento del concorso. La fotografia qui presentata potrebbe essere legata proprio ad attività connesse a tale competizione.
A supervisionare l’intero progetto vi era un ricco commerciante muwallad, il cui ritratto compare su tutte le copertine dei dischi. Il suo nome era Saʿīd Ṣalāḥ Aḥmad Kekkiya paša (spesso riportato come Said Saled Ahmed Checchia Pasha), nato a Massaua nel 1904 da madre eritrea e padre yemenita. A partire dal 1935 è documentata la sua presenza in Etiopia, dove ottenne notevole successo commerciale. Tra il 1938 e il 1941 ricevette numerosi riconoscimenti dalle autorità italiane, tra cui il titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia. Allo stesso tempo, fu tenuto sotto sorveglianza dalle stesse autorità, come dimostra l’esistenza di un fascicolo di polizia a suo nome. Successivamente, Kekkiya assunse un ruolo politico all’interno del Maḥbär fəqri hagär, il Partito Unionista eritreo.