THE DIGITAL ARCHIVE

Listen to the original sound of a record with a version of “Medina” played on the traditional flute

Listen to the same record after the sound has been restored

Listen to the same record with the spatial dimension (“reverb”)

Listen to the kǝrar of Fǝqräśәllase ʿUqbazgi from the original record

Listen to the same record after the sound has been restored

Listen to the same record with the spatial dimension (“reverb”)

ITA

L’ARCHIVIO DIGITALE 

In assenza di una conservazione all’interno di archivi sonori istituzionali, i dischi della collezione Columbia e di altre etichette hanno seguito ciascuno una traiettoria indipendente. Sono passati di mano in mano; hanno trascorso anni in cantine e negozi. Sono stati comprati e venduti, di persona e online. Riunire tutti i dischi sopravvissuti andava oltre il quadro e le ambizioni del progetto di ricerca SONIETHIO e del suo intento di restituzione. Il lavoro si è quindi concentrato sulla creazione di un archivio digitale il più possibile completo. 

Data la natura volatile e privata dei materiali sopravvissuti – e il valore degli oggetti giunti fino a noi – la costruzione dell’archivio digitale ha richiesto il contributo di molte persone operanti in contesti diversi e con strumenti differenti. In condizioni ideali, i dischi sono stati digitalizzati utilizzando giradischi dotati di puntina mono adatta ai 78 giri e acquisiti in formati di alta qualità. Le copertine e le superfici dei dischi sono poi state fotografate e catalogate. Tuttavia, non in tutti i casi è stato possibile mantenere questo standard elevato. Il collettivo di ricerca continuerà a migliorare la qualità dei file già in suo possesso e ad ampliare l’archivio, qualora emergano dischi non ancora digitalizzati.


RESTAURO SONORO 

Un numero selezionato di file è stato sottoposto al restauro audio con l’obiettivo di migliorare la qualità d’ascolto, preservando al contempo gli elementi musicali originali. Si tratta di un’operazione complessa che presenta diverse sfide. 

Una prima questione riguarda il rumore: il restauratore del suono cerca di selezionare e isolare una porzione all’interno del campo sonoro complessivo, ricostruendo mentalmente un’immagine virtuale dell’oggetto musicale. Tutto il resto viene trattato come rumore. Tuttavia, a ben vedere, il rumore è più complesso: non è semplicemente qualcosa di sovrapposto al suono. Il solco di un disco si consuma poco a poco a ogni ascolto e, nel tempo, reazioni chimiche dovute al contatto prolungato con gli agenti ambientali lo erodono ulteriormente. Tutto ciò racconta la storia di un percorso: l’oggetto che abbiamo tra le mani non solo documenta il momento della sua creazione, ma anche tutte le fasi che si sono succedute fino al presente. 

Restaurare un disco d’epoca, proprio come tradurre un testo di un altro periodo, pone un paradosso temporale: si deve recuperare l’esperienza d’ascolto del passato, o adattare la registrazione agli standard estetici e tecnologici contemporanei? Ciò implica anche una presa di posizione: quale punto di ascolto privilegiare nel restauro? È possibile che questa scelta finisca, in qualche modo, per perpetuare le logiche e gli squilibri di potere entro cui queste registrazioni sono state realizzate?

LO SPAZIO ACUSTICO 

I tecnici del suono dedicano grande impegno alla costruzione di un’immagine spaziale entro cui la performance registrata possa risuonare. Si tratta di un’operazione arbitraria, ma capace di comunicare – spesso a livello inconscio – una grande quantità di informazioni. Tramite il codice QR, prova ad ascoltare la differenza tra un wašǝnt (flauto), registrato all’epoca senza riverbero, e la versione restaurata della stessa registrazione con riverbero aggiunto, che introduce una dimensione spaziale nell’ascolto. 

Ulteriori ascolti comparativi sono disponibili tramite i codici QR. Questi esempi illustrano i tipi di intervento possibili, offrendo al contempo uno strumento per comprendere come le nostre pratiche d’ascolto siano sempre storicamente condizionate.